martedì 18 marzo 2014

Vèlocio ....seconda parte


La battaglia per la diffusione del deragliatore si protrasse per ben 30 anni. Non è stato che alla fine degli anni 20 che è stata finalmente vinta.
In questa battaglia per il cambio/deragliatore, Vèlocio aveva una potente arma nella sua rivista, Le Cycliste. Dalla sua fondazione questa pubblicazione era cresciuta da un foglio fragile e senza pretese di circolazione locale ad un giornale eloquente ed influente che è stato ampliamente letto per i suoi articoli incisivi e la sua scrittura vivida. Gran parte dello scritto era di Vèlocio stesso, che non si stancava mai di descrivere i suoi fantastici tour nel linguaggio più colorito. Leggere Le Cycliste è leggere la storia del cicloturismo.

Ma Le Cycliste è piu di un archivio di storia. Con il passare degli anni Vèlocio diventa filosofo. Dopo aver rinunciato alla ricerca dei soldi e fama ai tempi oscuri del 1887, poteva guardare al mondo con assoluta equanimità. Lesse i classici in originale ed applicò i loro insegnamenti alla sua vita.
Tra i suoi articoli, ha consigliato i suoi lettori sulla dieta, sull'esercizio, sull'igiene, sulla forma fisica, sull'auto disciplina, su tutte le sfaccettature della vita. Il suo tema era una mente sana in un corpo sano. Non bere vino (in Francia!!!! ) era un assoluto sostenitore della sobrietà e mise in guardia dai pericoli del fumo ben 60anni prima di una commissione presidenziale negli Stati Uniti. Queste dichiarazioni le fece solo dopo aver provato i benefici su se stesso.
Le Cycliste è diventato molto più di una rivista per ciclisti, è diventato un manifesto di vita viva, il credo di un uomo appassionato, una professione di fede.
Entusiastiche sono anche le parole per descrivere Vèlocio come ciclista. Per natura, temperamento e fisico possiamo definirlo un passista veloce. Qualcosa del suo entusiasmo può essere percepito da una delle sue prime corse, da Chaise a Dieu nel 1861, 110 km in 6 ore su di un goffo biciclo.
Ma queste sono solo le prime esperienze di un principiante. Sereno e convinto dal suo irresistibile desiderio di mostrare ciò che la bicicletta era capace, cominciò ad allungare i suoi giri, a volte solo, a volte in compagnia, avrebbe pedalato sempre di più.

Nel 1900 quando aveva 47 anni ha pedalato per i più alti passi svizzeri e italiani, 640 km con un dislivello totale di 6000 mt in 48 ore.

Per Pasqua nel 1903 all'età di 50 anni ha pedalato da Saint Etienne a Menton e ritorno in quattro giorni, 960 km .

Per il Natale del 1904 pedalò da Saint-Etienne ad Arles, in una notte così fredda che gli si formarono giaccioli sui baffi !!

La sua "cura primaverile" nel 1910 lo ha portato da Saint-Etienne a Nizza, 560 km in 32 ore. A Nizza si unì ad un gruppo di amici per un  "comodo" tour di 400  km in tre giorni, una passeggiata !!!

L'estate seguente affrontò uno dei più alti passi alpini, il Lautaret, in compagnia di un giovane amico : 480 km in 31 ore.

Nel 1912, quando aveva 59 anni, fece un tour "sperimentale" da Saint-Etienne a Aix-en-Provence, 650 km in 46 ore, al termine del quale dovette ammettere che il suo compagno di 35 anni aveva tollerato meglio di lui la seconda notte sulla strada. "D'ora in poi" scriverà su le Cycliste "mi limiterò a tappe di 40 ore e lascerò alle giovani generazioni la possibilità di dimostrare che il motore umano può funzionare per tre giorni e due notti senza eccessivo affaticamento"

"Ogni ciclista tra i venti ed i sessanta in buona salute" ha scritto Vèlocio con il fervore di un missionario "può pedalare per 200 km in un giorno con 600 mt di arrampicata, a condizione che mangi correttamente ed abbia la giusta bicicletta. Cibo adeguato , a suo parere, significa niente carne. Una giusta bicicletta significa un mezzo comodo con ingranaggi che permettano di cambiare rapporto, un interasse abbastanza lungo e pneumatici di larga sezione. Una bici con passo corto e pneumatici a sezione ristretta rotolerà meglio in un primo momento, ma stancherà presto il suo cavaliere nei tentativi sulla lunga distanza. La prima considerazione è la comodità. la sua dieta in tour consisteva di frutta, riso, dolci ,uova e latte.

Ovviamente Vèlocio era un tipo molto particolare di cicloturista. Non era per lui il viaggiare con soste ogni ora e mezza. Pedalare in questo modo è senza dubbio piacevole, ha scritto, ma si rovina il ritmo e si sperpera la vostra energia. Per ottenere il vostro passo, è necessario utilizzare una certa dose di disciplina. Mio obbiettivo è quello di dimostrare che i lunghi giri con solo alcune soste occasionali non sforzano un organismo sano.

Vèlocio a volte è stato criticato per il suo viaggiare su così lunghe distanze. Si diceva che era ipnotizzato dal chilometraggio e dalla velocità e che non riusciva a vedere niente intorno a se. Egli rispose:

"Queste persone non si rendono conto che il passo vigoroso amplifica i sensi. La percezione e le impressioni sono amplificati, il sangue circola più velocemente e funziona meglio il cervello. Posso ancora ricordare vividamente i più piccoli dettagli di un tour di anni fa. Ipnotizato ? E' il viaggiatore in treno o in auto che è ipnotizzato !!"
Se qualcuno dubita su queste affermazioni, leggiamo questo breve passaggio relativo al transito su di un valico alpino.

"Un albero d'oro ha trafitto il cielo ed è venuto a riposare su di una cima innevata, che poco prima, era stata accarezzata dalla morbida luce della luna.Per un istante gocce di scintille rimbalzavano sulla cima e cadevano giù per la montagna in una cataratta celeste. Il re dell'universo, il magnifico dispensatore di luce e di calore e di vita, ha comunicato il suo arrivo imminente. Ma solo per un'istante. Come una meteora lo spettacolo si è disciolto nel mare di oscurità che mi ha inghiottito nelle profondità della gola. I riflessi scintillantierano spariti, ancora una volta la neve ha assunto la sua faccia fredda e spettrale."

Potrebbe questo brano venire dalla penna di un ciclista ossessionato dalla meccanica? No, Vèlocio amava la sua bicicletta perchè gli ha portato libertà inestimabile, perchè gli ha dato esercizio esaltante, perchè ha aperto la sua mente alla musica del vento, perchè gli ha dato la deliziosa sensazione di essere vivo. " Dopo una lunga giornata sulla mia bicicletta" ha detto "mi sento rinfrescato, purificato. Sento che ho stabilito contatto con il mio ambiente e che sono in pace.  In giornate come queste sono permeato da una profonda gratitudine per la mia bicicletta".
E' stato Vèlocio a coniare il termine "piccola regina" per la bicicletta, un termine ancora in uso comune in Francia.

Da esperienze come queste Vèlocio trasse i suoi sette comandamenti per il ciclista:


1-Soste brevi e poco frequenti in modo da non perdere concentrazione

2-Pasti leggeri e frequenti: mangiare prima di avere fame e bere prima di avere sete

3-Non andare mai aldilà delle proprie possibilità con fatiche che portino a mancanza di fame e sonno

4-Coprirsi prima di avere freddo e scoprirsi prima di avere caldo. Non aver paura di esporre la pelle al sole, all'aria e all'acqua

5-Eliminare, almeno in corsa, tabacco, vino e carne.

6-Non forzare mai, restare nelle proprie possibilità, soprattutto nelle prime ore in cui si è tentati di spendere troppo perchè pieni di forze.

7-Non pedalare mai per amor proprio

Vèlocio non era un promotore. I suo sforzi per creare una società cicloturistica nazionale come il Touring Club inglese, annaspavano, e non ha mai avuto un club ciclistico organizzato nemmeno nella sua città natale. Quello che ha avuto è stato un corpo sempre crescente di amici e ammiratori che si sono riuniti intorno al maestro nel suo negozio, alle manifestazioni, e nei suoi tour.
Coloro che abitavano nelle vicinanze avevano formato un gruppo sparpagliato noto come l'Ecole Stephanoise. Il gruppo lo ha sempre accompagnato nel suo giro preferito al Col du Grand Bois. E' stato questo giro che alla fine si trasformò nel Vèlocio Day .

Il Col du Grand Bois è un passaggio attraverso il Massif du Pilat. La strada inizia alla periferia di Saint-Etienne e si alza senza mollare su una distanza di otto miglia. Vèlocio usava fare questo tragitto prima di colazione...
Nel 1922 i suoi amici lo hanno sorpreso invitando tutti i ciclisti della zona a partecipare al giro in segno di riverenza. Oggi Vèlocio Day è uno spettacolo unico, l'unico del suo genere al mondo.

Questo graduale emergere della figura di Vèlocio, non solo tra i ciclisti, ma tra la gente della sua età, è una delle cose più interessanti, perchè l'uomo non ha mai fatto un tentativo consapevole di attirare interesse pubblico. Tutto quello che voleva era la sua bicicletta ed i suoi amici. Non ha mai spostato il suo negozio, non ha mai avuto molti soldi, non ha mai riposato sugli allori. La sua scrivania era un ammasso di carte, e il suo negozio era un miscuglio di strumenti. Due volte l'anno pubblicava un annuncio su Le Cycliste invitando tutti quanti ad un raduno. Questi raduni sono diventati famosi.
Vèlocio stesso non era a conoscenza della sua statura fino a quando non lo invitarono a comparire  a Parigi , nel Criterium des Vieilles Gloires quando aveva settantasei anni. Ovviamente mise in ombra tutti quanti gli altri. Migliaia riuniti intorno a lui, solo per stringergli la mano e augurargli ogni bene.

Il 27 febbraio 1930 Vèlocio iniziò la sua giornata leggendo i classici come era sua abitudine. Era la lettera di Seneca a Lucio. "La morte mi segue e la vita mi sfugge. Quando vado a dormire penso che non potrei risvegliarmi. Quando mi sveglio, penso che non potrei andare a dormire. Quando esco penso che non potrei ritornare. Quando ritorno penso che non potrei uscire di nuovo, sempre, l'intervallo tra la vita e la morte è breve.

Velocio uscì. il traffico era intenso, e decise di camminare portando a mano la sua bicicletta. Attraversò la strada ma vide un tram arrivare alla sua sinistra, fece un passo indietro, ma non si avvide di un altro tram alle sue spalle.
Morì stringendo la sua amata bicicletta.

Oggi 35 anni dopo, Vèlocio vive, mentre altri che ugualmente hanno dedicato la loro vita alla bicicletta sono dimenticati. Perchè ?

E' perchè Vèlocio ha usato la sua bicicletta per dimostrare grandi verità. L'influenza di Vèlocio è cresciuta, non a causa delle sue imprese, ma perchè ha dimostrato come questi exploit formano il carattere di un uomo. Vèlocio era un umanista. La sua filosofia veniva dai classici che consideravano la disciplina una virtù cardinale. Disciplina di due tipi, fisica e morale. Vèlocio usa la disciplina fisica della bicicletta per arrivare alla disciplina morale. Attraverso la bicicletta è in grado di comunicare con il sole la pioggia il vento. Per lui la bicicletta era l'espressione di una filosofia personale. Per lui la bicicletta è uno strumento al servizio di un ideale. Per lui la bicicletta era la strada alla libertà fisica e spirituale. Ha dato molto, ma ha trovato di più.


Vèlocio i ciclisti del mondo ti salutano !

3 commenti:

  1. GRAZIE di aver pubblicato una bella testimonianza del passato ciao da mariobici

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  2. Gran bella storia, Frank... e un insegnamento da non dimenticare. ;)

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  3. Bellissima storia, da diffondere assolutamente!
    pedalatoro

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